Un milione di anni fa..

piede

Forse qualcuno si ricorda che questa frase era l’inizio di una canzone dei cartoni animati, uno dei miei preferiti nonostante fossi grande quanto un fagiolo. O forse due, continuava.

Sì, era un milione di anni fa quando era nato Nina e il Vento, e mi serviva per sfogare una vita solitaria, una vita difficile dove di giorno cercavo di sorridere nonostante tutto, per poi scoprire alla sera che era una vita da tutto-sommato.

Un passaggio da splinder addirittura, a wp e l’esser riuscita a salvare i vecchi post che mi avevano accompagnata.

E poi un’altra storia, tra le pagine del 2006, dove frequentavo un fotografo di Milano: 2 anni difficili pure quelli, con un aneddoto importante. Durante una vacanza verso Nizza, su un cavalcavia dissi ad alta voce, SENZA che io avessi coscienza: “avrò una figlia femmina e si chiamerà Nina”.

Manca poco lui sbanda. Ma lo rassicurai. Non con te, caro. E non sono io ad aver detto questa frase.

Insomma, oggi Nina c’è. Nel senso che è nata il 19 maggio, dall’incontro con quell’uomo conosciuto nel giugno del 2014. Quell’uomo che sarà il mio sposo a giugno prossimo .

E che stasera mi ha fatto arrabbiare moltissimo.

Insomma, Nina c’è. Ed è arrivata con il Vento di Primavera. Oggi ha 5 mesi e 10 giorni.

Ed è bella, da stare male. E non è chiaro come si possa amare tanto una persona che non si conosce, seppur a 5 mesi già mostri una certa tendenza a spaccare i maroni 😀

(per chi volesse sognare Ryu)

Annunci

Pensati l’uno per l’altra

mariluna_05– Scritto questo post, vado indietro nel tempo, e scopro, che un anno fa, era il 12 giugno, stavo partendo per quella piccola gita che poi mi ha cambiata e ha cambiato la mia vita. Ecco.. cosa è successo da quel 12 giugno 2014.

–  sono stati anni ..

sono passati anni intermittenti, di anima e di testa, dove per la maggior parte del tempo non ho vissuto

perché mi stavo riprendendo dalla perdita di mio fratello. Buttata in un lavoro scoperto tardi, che si è rivelato qualcosa che so fare e so fare bene, che mi piace, mi fa sentire utile, mi accende per gli altri.

Oggi mi dico che è una cosa che è successa, che morire fa parte della vita.

Diciamo che ancora non ho compreso perché farlo in modo così violento e davanti a mia madre.

Ma da un anno, sono in un cammino di Fede, e dal 18 giugno del 2014 qualcosa è concretamente cambiato.

Ci fu quella notte, in cui pregavo perché la facesse finita anche con me,

in cui Gli dicevo che non aveva senso vivere in quello stato, fatto di lavoro e di casa, senza un amore, senza uno scopo.

E così, dopo qualche giorno è arrivato il mio Amore. Mi sono sentita ascoltata e probabilmente ero pronta all’Uomo pensato per me nella mia vita. Sono pronta per lui, e dopo molte preghiere, oggi prego per gratitudine continua, di un Uomo che è presente, dolcissimo e adulto, pronto ad esporsi e che sa vivere e vuole vivere e condividere la sua vita con me.

E’ passato un anno da quando siamo insieme, e la mia anima desidera di sentirsi scelta tra tutte, ..

Incredibile. Un sentimento assolutamente nuovo per me, che mai avrei creduto di poter volere.

Devo aspettare che sia pronto, e comunque, sarà quello che Dio vorrà.

Me lo ha mandato, certamente sa che tipo di uomo è, e cosa ci riserva.

Sono sempre io, Nina e Il Vento, con tutte le mie malinconie, con gli occhi tristi nel profondo se guardi bene,

se ti fermi e scruti.. ma quella che ha il sorriso di sempre e sempre pronto, per vivere la felicità nel viaggio.

Ho molti dolori nel cuore, ma ora so che c’è il mio Uomo vicino.

Chi ti ama

..E la mia amica, single da sempre, sola, orfana dopo dolori atroci, una micro famiglia rimasta che la snobba e non vede la meraviglia che è,  una donna di cuore, intelligente, acculturata.. e con la vita in solitaria, fatta di libri e passeggiate.. continuava a ripetermi che si sentiva amata.

Mi chiedeva..: “come fai a fare le cose che fai Nina, come fai a realizzare il tuo lavoro, la forza che hai.. chi ti dà la forza?”

La mia Fides, la mia capacità di rialzarmi, di continuare a vivere nonostante la mia famiglia non mi supporti. Faccio da sola. Perché, da chi dovrei sentirmi amata?

Da Dio.

Ah.

So che qualcosa c’è, non possiamo essere macchine così stupende da sole, da qualche parte un’Energia, chiamala come vuoi..

Ma sono anni che non sento più niente. Non mi sento certo amata. Il senso di solitudine incalza consapevole che posso farcela, ma che ogni giorno la lotta si fa più faticosa, che o prendo un cane e parlo con lui, o non condivido niente di quello che faccio. E non parlo di certo di fare una famiglia. Non mi passa per l’anticamera del cervello. Non ho fiducia in quello che vedo, figuriamoci a crear qualcosa. Da chi prendo la forza? Da me stessa. Perché, sennò da chi?

Che significa che ti senti amata? Io non mi sento amata. Potrei putrefarmi in casa prima che la mia famiglia possa accorgersene.

Niente più amici, niente più confronti, niente più viaggi né vita. Esisto. Da chi mi dovrei sentire amata. Non mi amo,  non ne ho la forza né la possibilità economica. Perché alla fine il tramonto è bello, ma da soli.. Non è una questione di non avere un compagno. E’ altro. E’ oltre. Amata. Da chi?

E così partirò per due giorni di ritiro. Non religioso, ..forse spirituale, dove vado nel silenzio cercando quella voce, quello sfogo, lo sguardo e il fianco di chi mi ama e forse a sentire di amarmi.

Lettera ad un amico:

…sì, son quelle volte in cui ci vorrebbe chi sa prenderti e portarti via,
in un’azione nuova e diversa, dove non ci devi pensare.
Un po’ troppo aulico per i miei gusti, romanzatissimo ti leggo e ti sfotto,
ma di fatto, sarebbe stata una bella soluzione.
Non c’è sempre bisogno di chi ti dice che ce la fai,
e a volte nemmeno che non sei solo.
Perché tanto si è soli e basta. Il Silenzio vicino è molto, rispetto a chi invece tartassa
con frasi di incoraggiamento, quando il coraggio non ti manca
dato che ancora si vive e ci si impegna, nonostante tutto.

E’ come un gorgo, quello del lavandino, solo che il buco è una voragine
e quando risucchia puoi scegliere se opporre resistenza,
e allora il cuore si fa di pietra e ti risvegli dopo anni che sei quasi morto.
Oppure ti tuffi ad angelo e aspetti di sentire il fondo, pensando che puoi sempre scavare.
Da una parte magari riesci.

Faccio silenzio, vado in caverna,
vado a ricercare la mia Fides, vado via all’Eremo Sacro Speco di San Francesco,
che possa tornare a sentire amore intorno e non tutto questo abbandono.
Non religione, ma spiritualità, e volesse il Cielo, l’Energia, l’Universo o chi o cosa
più grande di me che mi ha chiamato a fare le esperienze di questi anni
possa palesarsi e rincuorarmi.
Perché sono stanca da non avere aria a riempire i polmoni.

 

Chi amerò, chi amerà?

 

Via

mariluna_09

E’ finita.

Ci sono voluti 3 mesi perché lui mi lasciasse andare ed accettasse che non possiamo stare insieme.

Eppure per me non era il momento migliore, per il mio compleanno, per Natale e Capodanno, e alla fine per il quinto anniversario di mio fratello a febbraio. La storia si ripete. Ogni anno, da novembre a marzo, vorrei solo addormentarmi,  oppure vorrei che tutti smettessero di festeggiare una festa che non appartiene nemmeno più ai bambini.

E così, tanto ho insistito che anche chi si è preso cura di me per 6 mesi, se n’è andato.  Avrei potuto egoisticamente continuare ancora un po’, ma tanto la fine sarebbe arrivata. Siamo alle solite. Credo di meritare un uomo più strutturato, completo di pensiero e emozioni. Non mi basta un bravo ragazzo. Non mi basta, come dice una mia amica “alla base”.

Ma non è ora il punto. Il fatto è che sono giorni che lo sogno e che ho così un disperato bisogno di quella cura, come se non avesse assolto il suo compito fino alla fine. Ed io sono onesta con me e con lui. Non potevo protrarre consapevole che prima o poi sarebbe finita.

Lo sarebbe nel momento in cui io fossi stata sazia della cura, della tranquillità, della pace e di autostima. Sarebbe finita nel momento in cui avrei avuto bisogno di stimoli diversi, di attivarmi nella vita pensando in due.

La mia testa che rivendica l’egoismo vorrebbe chiamarlo e proporgli di ricominciare, in segreto dal mondo per poter vivere ciò di cui solo io ho bisogno. Un circolo vizioso. Eppure ne ho così bisogno. Vorrei solo festeggiare diversamente, vorrei dimostrarmi che è bello fare l’Albero, e il Presepe, e i pacchetti, e il calore.. di una famiglia che non ho più, … l’unico calore che sento è quello di mia madre e mio nipote. Mi sento ben voluta solo da loro.

Intono a me, è il vuoto.

Ho fatto richiesta per imbarcarmi.

 

Sto per farlo.. chiudere tutti i social, cambiare nome, vendere ciò che ho, e andare via. Sto per pianificarlo.

E se lo pianifico, è come fatto.

Ho bisogno di non essere sola. Non così sola.

 

Risvegli nel buio

mariluna

 

Sono circa 40 giorni che la sera prendo il melasinUp. E’ melatonina: un ormone che secerne il nostro corpo, e che invecchiando tendiamo a smettere di rilasciare. Quindi no assuefazione e no dosi maggiori. Un regolatore del sonno. La differenza con la melatonina, è che ha anche l’iperico. E’ un fiore giallo, che cresce in natura quindi. Ed è riconosciuto come stabilizzatore dell’umore naturale.

Ora, come le due cose possano stare insieme non ne ho idea.

Fatto sta che sono 40 giorni che dormo serena, la mattina mi sveglio senza dolori al corpo, ai muscoli, alla cervicale.. E che appena apro gli occhi l’iperico si attiva ed io con lui.

Stamani mi sono svegliata alle 6. Come è accaduto altre volte. Ma non mi alzo. Me ne guardo bene. Rimango lì, a polleggiare.

E così ho fatto anche oggi. Ho atteso la sveglia, riaddormentandomi.

Ecco il mio sogno. Ero fuori con il cane nero che alla fine non ho mai avuto il coraggio di prendere, riportandolo al canile.

E giravo per una cittadina piccola, dove c’erano dei prati e dei tabacchi, bar all’aperto.. come immersi e nascosti in piccoli boschetti.

Ad un certo punto il cane si libera dal guinzaglio, un uomo mi aiuta a calmarlo e riprenderlo. Man mano che cammino il cane si trasforma in mio nipote. Vorrebbe sciogliersi, ed io glielo lascio fare dando fiducia. Mi allontano di poco. In quel momento mio nipote scivola in una piccola scarpata, da 2 metri.. ed io ho creduto di morire. Lo raggiungo e sta bene. Gli rimetto il guinzaglio e mi risveglio..

 

Ed i miei pensieri mi mangiano.

Sola.

Non è l’iperico, non era il lavoro, non erano quella manciata di amiche. Né le feste e le giornate di sole.

Era lo spiraglio di amore che ho vissuto per 6 mesi. Era l’amore a scaldarmi e a darmi forza e sicurezza. A darmi speranza.

Lui però non era l’uomo per me ed io non sono una donna che si accontenta e finisce con stare con qualcuno pur di non stare sola. Ed il dolore di nuovo dilaga nelle ossa come l’umidità .

Non reggo più lo stress del lavoro da cercare, da cacciare, da chiedere, da sopravvivere mentre si affaccia sempre la visione di me cameriera ovunque nel mondo,.. non reggo più i social dove l’immagine deve essere sempre coerente e sana, quando sono tutto tranne che sana. O quella via di mezzo tra ciò che è e ciò che si può far vedere senza apparire deboli, fragili, sconfitti da questi tempi. Da questa solitudine dove non ho speranza che un uomo possa apprezzare la mia persona per quella che è, la dolcezza che mi contraddistingue in amore, la passione, ..ed il viso, la pelle, le mani, i particolari che ti fanno amare.

Niente speranza che qualcuno possa amarmi profondamente ancora.

E stamani, il mio buio me lo ha ricordato. Sono sola, di nuovo, ed era diverso quando sapevo che un “buongiorno” era lì per me.

 

 

Vuoti a chiedere

Nicoletta Tomas Caravia. 10

Da una bozza in mail del 23 agosto 2013. Ho appena cancellato molte lettere mai spedite che ora mi accorgo avrei potuto e voluto salvare qui.. Pensieri persi.

“..sto da cani.. di quelle volte che ti senti senza confine da quanto è vasto il nulla,

il senso di vuoto intorno, di non appartenenza, di non costruzione, di difficoltà.
Il non aver ancora costruito nulla di familiare, e la domanda continua se in effetti si voglia costruire qualcosa.
Il vagare errante, mentre i secondi scorrono, feriscono, e ti avvicinano alla putrefazione.
E ti chiedi come faceva Gandalf, come stai impiegando il tempo che ti è stato concesso.
 
Apparentemente bene, con sorrisi,
ma la pelle è secca, screpolata, le macchie e le rughe aumentano, i fianchi si allargano,
quasi a ricordare che sei una donna e prima o poi da lì esce un bambino.
E tu ai bambini neanche ci pensi.
 
Infondo, come potrei pensarci se non ho fiducia in niente e nessuno.
Se non ho entusiasmo nel fare?
L’ho avuto per un breve periodo di vita, ma mi rendo conto che quello che so fare benissimo nella mia vita,
quello che mi crea meno problemi è il cambiare continuamente, il ricominciare.
E gli sto remando contro a questo talento. Ipotizzando anche una società.
 
Io non so come finirà questa storia. Questa mia vita.”

Groviglio

groviglio azzurro

Dal 5 ottobre 1999, giorno del trasferimento nella Capitale, ho sempre vissuto il rientro dalle vacanze, come una bellissima vacanza infinita. Roma non ha mai dato modo di provare la depressione da rientro.

Anche perché ero all’Università, e non è che mi aspettasse questo grande lavoro da fare..

Feste, amici, stanze a tema, guccini, de andré, pink floyd, chi suonava, chi cantava, chi rollava una cannetta, chi versava il vino buono, chi parlava di politica, chi raccontava di sé, chi cucinava polenta con spuntature, chi portava il gelato di via dei serpenti, chi… Tutto nello spirito della condivisione, del confronto, della voglia di stare insieme con poche cose, ma buone, senza esagerazioni.

E anche quando lavoravo schiavizzata da altri, alla fine, rientrare non era male.
Non che io me la sia spassata chissà come, ma stavo bene.

Le cose sono cambiate e non solo per mio fratello.

Sono cambiate perché ormai è evidente. Per il mondo sono una donna a tutti gli effetti.

E così, il mio piccolo dramma di oggi: il rientro ierisera, dopo aver mollato mia madre nelle mani di altri, dopo aver scoperto che mi ha nascosto 200 euro nella borsa per l’aiuto che ho dato..   sono a casa mia. Nel mio mini-mini-mini-monolocale.

E anche se è mio, da qui ai prossimi 30 anni che lo pago, ci sto infinitamente stretta. E questa città, che amo per il suo sole,

per il suo anonimato, per i pini marittimi, per il mare a mezz’ora.. questa città, con i palazzi alti, altissimi, ammassati,

dove dalla finestra vedo quelli davanti. Questa città è stretta e sa di smog, e non mi fa creare amici, non mi fa cercare da quasi nessuno, non mi fa uscire e non mi crea opportunità di espansione. Pare incredibile, ma non riesco ad imboccare la strada che mi permetta di socializzare con persone che mi piacciono. Ormai sono fuori dal tempo, per gli altri, che si sono creati la famiglia, con figli e la stanno già sfasciando. Comunque, sono fuori giro. E io qui, senza nessuno che è felice di accoglierti. Senza più l’entusiasmo di chi ha la fortuna di avere un nido proprio.

E quindi oggi, dal letto al divano. Senza mangiare, senza avere la forza di sfare le valige, con un senso di paura di non riuscire a fare tutto quelle che devo per lunedì, .. certa che ci si aspettano da me dei risultati che io non ho.

Ansia da prestazione, nemmeno fossi un uomo.

Ma questa è un’altra storia.

E lui, con i messaggi da chat, che chiede come sto.

Persa sto… ma tanto che glielo dico a fare. Lui non vuole problemi. Vuole solo il regalo, senza tutto il pacchetto.

E mi spiace. Io la carta, la scatola e il fiocco non li posso lasciare per molto a casa. L’ho fatto per 6 mesi, ma ora ho anche i problemi di ognuno, e sarà il caso che lui mi inizi a vedere non come la superwoman, la donna bionica, perché non lo sono.

Non è Natale. Non prendi il regalo e butti il resto.

E io ho già ringraziato per tutto il mio pacchetto: so convivere con un regalo di cui fiocco e carta non sempre mi piacciono.

Posso continuare a cavarmela da sola. E’ stato bello comunque credere per 6 mesi alle parole che mi sono state a lungo ripetute.

Ma anche questa è un’altra storia.

Voglio andare via. Voglio andare. Qui, sono tremendamente sola, vuota, triste e soprattutto, non sto vivendo un cazzo di questa vita.

Niente.

Non vivo nulla da una vita. Mi sono resa conto ora: niente che varrebbe la pena raccontare. Nessun evento, follia, ..niente.

Bene. Ora che mi sono lamentata, posso iniziare a cercare le alternative per cambiare anche questo, perché così fa schifo.